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 CENNI STORICI

FAMIGLIA COOPERATIVA DI CAVALESE - CENTENARIO DI FONDAZIONE 1896 – 1996

ATTO DI NASCITA
Correva l'Anno Domini 1896; adde 6 del mese di febbraio; ad ore dieci e un quarto nella sala dell'albergo "All'Uva" (ex Angelo d'Oro) il Comitato Promotore, "giusta partecipazione precedente" con 215 firmati
consensi, verifica in sala la presenza de 96 aspiranti soci "delegati ad vigilare sulla Famiglia Cooperativa da erigersi in Cavalese".

Viene fatta una pre-elezione, seduta stante, quindi si procede alla nomina del Presidente, gir animatore e strumento immediato di questo movimento cooperativo, ancora un'idea in nuce, una timida, nascente nuova filosofia economica: Don Giovanni Amech, curato di Varena con 94 voti; quindi il Vicepresidente ing. Federico Tomasi di Carano con 83 voti; per acclamazione sono eletti i consiglieri Don Camillo Pinter, curato di Daiano, Don Battista Bonelli, curato di Castello, Don Francesco Bernardi, curato di Masi, sig. Domenico Corradini di Molina e sig. Alessandro Bonelli di Carano; a sorveglianti (cioc sindaci) risultano eletti Don Alessandro Canal di Carano e Don Egidio di Stramentizzo, questi anche estensore del primo protocollo della Famiglia Cooperativa; quindi due "provveditori": Giuseppe Cavada, maestro di Varena e Giorgio Cavada di Predaia; seguono tre supplenti.

Occorrerr nominare in successiva seduta un magazziniere (cioc gerente), col limite di servizio a "sol tre giorni alla settimana".
Nel successivo protocollo, 74 giorni dopo, cioc il 21 aprile 1896 ad ore 1 1/2, presenti 95 soci si constata il versamento di 234 pagamenti, cioc quote sociali di 5 fiorini (circa 10.000 lire) che formeranno il primo capitale sociale di fiorini 1.170; viene riconfermata l'assunzione di un magazziniere per la durata di soli 3 mesi nella persona del sig. Giorgio Corradini di Castello con compenso annuo di fiorini 360.

Ma come c formato il paniere delle referenze alimentari?
La proposta di acquisto grano viene respinta; la proposta di "insinuazione" di oggetti di ferramenta accettata, sebbene provvisoriamente; la proposta di accettazione e vendita di oggetti in legno accettata con condizioni da stabilirsi dalla direzione; la proposta di credito ai soci "si accetta in massima e si stabilisce di mettere possibilmente in atto l'idea"; la proposta di acquisto lampadine respinta (sic!).
E l'orario? Naturalmente per i tre giorni settimanali feriali come predetto ed in piu di domenica e di festa (ma non tutte) dalle 7 alle 8 e mezza, ma con "entrata privata pel servizio ai soci piu lontani, giusta elenco".

L'IDEA COOPERATIVA
L'idea della cooperativa era stata diffusa in tutto il Trentino con l'aiuto determinante del Consiglio Provinciale dell'Agricoltura, primo pioniere del movimento che si attivn nel predisporre statuti, regolamenti, protocolli, stampati, modulistica tecnica.
Fondamentale anche la legge austriaca nr. 70 del 9 aprile 1873 sui consorzi economici, improntata su matrice mitteleuropea ed ispirata ai principi cristiano-sociali di Raiffeisen (1818-1888), pastore protestante tedesco che diffuse varie realizzazioni socio-assistenziali, tra cui il suo fiore all'occhiello, le Casse Rurali, la prima cooperazione di credito a garanzia illimitata.
Ma questa cooperazione liberale-bancaria non ebbe diffusione nelle campagne, perché il modello non corrispondeva ai bisogni comuni della gente dei campi, che rappresentava la grande maggioranza della
popolazione attiva del Trentino.
In parole brevi si trattava di unire "il lavoro di molti per ottenere un risultato irraggiungibile a lavoro disunito e non organizzato".
I piu convinti ed attivi nel diffondere tra i contadini questi principi cooperativi, oltre a persone di buon senso, intelligenti, informate, furono i curatori d'anime dei nostri villaggi di periferia.
Il clero dunque in prima linea, apostolo, diffusore, predicatore. venditore di questa nuova filosofia economica adatta alla miserabile vita rurale del tempo.
Animatore e strumento immediato in loco fu questo citato Don Giovanni Amech, che si impegnn a fondo e con zelo, sostenuto dai suoi colleghi e da persone laiche e sagge, sinceramente impegnate a migliorare la situazione sociale del piu debole e meno dotato contado.
Questo prete, portandosi di paese paese, si fece abile propagandista nello spiegare e persuadere, nella forma piu elementare e con linguaggio idoneo alla platea che ascoltava, in cosa consistesse il cooperativismo.
Non fu facile: sorrisetti scettici, intralci, pali fra le ruote, per osteggiare l'iscrizione della Famiglia Cooperativa di Cavalese nei registri dei consorzi economici presso l'I.R. tribunale circolare di Trento, avvenuta poi il 20 marzo 1896 sub numero 1688.
Occorsero quattro anni per raggiungere lo scopo, ma la Famiglia Cooperativa di Cavalese era finalmente in piedi, col suo statuto, primo del  13 febbraio 1896, quindi sostituito con il successivo del 20 marzo 1896.

LA SEDE
Il Consiglio di Amministrazione del 1896 fu rinnovato nel 1903 con qualche variazione di consiglieri ma con la conferma decisa del primo presidente, don Amech. Provvisoria la sede della "bottega" al piano
terra dell'albergo "All'Uva".
Ci si rese quasi subito conto, infatti, della necessitr di una sede, che disponesse di magazzino, locale di smercio, cantina, alloggio del gerente, accessibile anche ai carriaggi dei soci esterni.
Sorse cose l'edificio di periferia, che ospita ora il Bar Fiemme, dove la Famiglia Cooperativa rimase fino al 1928; un edificio assai comodo per il carico e lo scarico dei sacchi delle farine, del sale agricolo e quasi tutte le derrate, tutto a spalla da carro e su carro.
Nel frattempo, altre cooperative erano sorte nei paesi vicini (Varena, Daiano, Carano, Tesero, Molina) per cui si
pose l'opportunitr di spostare la sede in posizione centrale del paese di Cavalese, dove siamo tuttora.
La sede precedente fu venduta al SAIT (Sindacato Agricolo Industriale di Trento) per lire 65.000 e fu
acquistata dalla Banca del Trentino Alto Adige la casa ex Banca Cattolica di Piazza C. Battisti per l'importo di lire 35.000, di cui il 50% versato subito ed il restante entro l'anno, ma con l'interesse del 7.5%.
Ma anche la gestione ordinaria necessitava di dotazioni finanziarie, ben oltre le quote sociali: ecco il prestito di fiorini 500 "a mutuo per tre mesi decorribili dal 16 ottobre 1898" assunto dal sig. Zancanella Giovanni fu Antonio di Molina, all'interesse annuo del 4%.
La restituzione fu pern faticosa: la quietanza liberatoria, infatti, c ben dell'i aprile 1912 per corone 1000, "assieme ai relativi interessi fino al 31 marzo 1912"
Fu un avviamento sicuramente difficile, come rileviamo anche da alcune prescrizioni della Federazione, sez. 2, vicepresidente Lanzerotti, segretario Maboni.
Suggerimenti che indicano una certa conduzione fiduciaria, ingenua, da veri galantuomini, ma fuori da un accettabile metodo ragionieristico: acquistate una cassaforte; vedete che i debiti da prestiti sono di corone 82.485 a fronte di garanzie di corone 77.300; fate i bilanci con maggiore precisione, facendo l'inventario di tutta la merce (sottolineato) e non di quella esistente a Cavalese soltanto; non si facciano raschiature dei registri, ma "dovendo
correggere o cancellare un numero, lo si tagli con una striscia trasversale e si soprascriva"; i verbali (i protocolli) vanno firmati. Siamo al 2 marzo 1905: come si tocca con mano quella conduzione "alla buona" e inesperta che la Federazione giustamente ha seguito, assistito, corretto e lentamente normalizzato!

IL SAIT
L'idea cooperativa cresce rapidamente a livello territoriale e alla fine del 1894 sono gir 10 le Casse Rurali e 20 le Famiglie Cooperative.
Sorge quindi la necessitr di avere , assieme alla "Federazione di sindacato" nata nel 1895, anche una specifica struttura organizzativa del settore Consumo che si occupi di acquisto delle merci all'ingrosso per tutte le Famiglie Cooperative.
Ecco quindi che il 23 novembre 1899 venne fondato il Sait (Sindacato Agricolo Industriale di Trento), con l'obiettivo di fornire alle Famiglie Cooperative le merci alle migliori condizioni ed anche di orientare la produzione dei beni, articoli e referenze piu richiesti dalla cooperazione di consumo.

IL SECONDO DOPOGUERRA
Il primo self-service della provincia di Trento c targato Famiglia Cooperativa di Cavalese (anno 1959); nuova iniziativa della torrefazione del caffc nel 1953 e vendita sul territorio di Fiemme e di Fassa, tramite il dipendente viaggiante Attilio Demattio (fu venduta alla ditta Bristot di Belluno nel 1991); anno 1961, spostamento della nostra filiale di Carano e suo ampliamento; anno 1963, apertura della filiale di Castello, dopo tre anni di complesse, osteggiate e superate opinioni e operazioni e dal 1960 al 1963 l'attivitr commerciale (vendita) ai soli nostri soci; anno 1984, apertura della filiale in Daiano, a seguito dell' autoscioglimento di quella societr cooperativa le cui vendite ormai non coprivano piu i costi di gestione; anno 1985, inaugurazione 17 febbraio del nuovo centro commerciale in via Nazionale 18 in comune di Carano, completato il piano sottostante di un C+C; anno 1983 apertura di una nuova filiale ad orario stagionale, estivo e invernale, al Villaggio Veronza di Carano con estensione di mq. 70 e successivo raddoppio della superficie di vendita nell'anno 1993; anno 1993, apertura della filiale a Masi, in seguito all'incorporazione di quella societr cooperativa, in ossequio alla vigente legislazione; anno 1995, modifica della vendita all'ingrosso con soppressione del C+C e riapertura di un nuovo discount a completa gestione cooperativa, "prendi e paga"; anno 1970, inaugurazione del "Supercoop" a Cavalese con spesa di 45 milioni di allora e ampliamento del negozio vendita di mq. 300, introduzione del settore carne ed ortofrutticolo, sopralzo di un magazzino per consentire l'accesso ad automezzi per scarico merci, vini, gas (poi spostato al Centro), quindi ceduto alla F.lli Bellante di Cavalese; a Carano con inizio dopo l'Epifania 1975 aumento della
superficie di vendita di mq. 50 che si aggiungono ai 100 precedenti e con una spesa di 17 milioni.
Una Famiglia dunque che si c data molto da fare, espandendosi in lungo e in largo, come si suol dire, ma che
ha dimostrato coraggio nelle scelte e riscosso fiducia in chi l'ha sorretta finanziariamente: Cassa Rurale Centrofiemme Cavalese, SAIT, Federazione Trentina delle Cooperative, Cooperfidi, Mediocredito, leggi
provinciali, B.I.M. e indubbiamente, una grossa buona stella con la costanza e la fedeltr dei soci (ora 620) e clienti.
C'c stata anche una inevitabile vendita di porzioni immobiliari alla Cassa Rurale di Cavalese di parte del "palazzotto in Cavalese - via G. Alberti 301" destinata a sede bancaria della Cassa Rurale.
L'edificio era chiamato "palazzotto" dal sovrintendente ai monumenti e alle gallerie per le province di Trento e Bolzano, il prof. Niccoln Rasmo.
Il Rasmo era di parere negativo agli interventi edilizi migliorativi che la F.C. intendeva portare alla casa, che fu di Giuseppe Alberti, pittore e architetto, capostipite della scuola pittorica di Fiemme (1640/1716), che visse e more nel suo palazzotto di Cavalese.
E' un edificio di nobile impronta artistica - scrive Rasmo - che comporta in proposito di assicurare con vincolo storico ed artistico la tutela del fabbricato. Rasmo ha dalla sua la legge 1089 del 1.6.39 e il progetto dell'ing. Zadra di Trento non passa. Il ministro P.I. Badaloni decreta l'alt alle modifiche edilizie; ricorre la Federazione dei Consorzi Cooperativi a Roma; si prescrive in conseguenza la conservazione facciate esterne ivi inclusa "Madonna con barbino" sulla facciata sud e per il resto internamente ci pare che abbiano fatto tutti gli interventi edili richiesti dalla funzionalitr dei locali, sia della Cooperativa sia della Cassa Rurale.

GLI AMMINISTRATORI
Il primo presidente e anche fondatore fu, come detto, don Amech, curato di Varena, dal 1896 al 1905; quindi il sig. Mich di Varena; poi Luigi Bellante di Cavalese; dal 1921 al 1963 il sig. Vanzo Ernesto di Cavalese; quindi Carlo Gentilini, poi il cav. uff. Fortunato Zanol dal 1972 al 1990, quindi il cav. Aldo Vaia fino al 1993; attualmente ricopre il mandato il rag. Giorgio Parolari di Cavalese.
Un doveroso ricordo va anche ai gerenti Giorgio Corradini di Castello, Pasquale Demattio di Cavalese, fratelli Galvan di Borgo Valsugana, Antonio Bellante di Cavalese, Marcello Gabrielli di Predazzo; per brevi periodi di sei mesi furono gerenti anche Luigi Delmarco e Ernesto Vanzo di Cavalese, Giuseppe Dellantonio di Predazzo, Vittorio Ciola valsuganotto, Dario Degasperi di Trento e per il lungo periodo dal 1945 al 1981 Giuliano Varesco di Cavalese; quindi Francesco Zerlottin dal 1980 al 1990, poi Marino Sbetta che lascin l'incarico per assumere la gerenza della F.C. di Ziano di Fiemme e il trasferimento di questo gerente, Gianfranco Larentis, alla nostra F.C., tuttora in servizio.
L'attuale consiglio d'amministrazione c cose formato: presidente Giorgio Parolari; vicepresidente Ilario Arseni; consiglieri Luigi Misconel, Riccardo Gasperini e Attilio Demattio di Cavalese; Franco Dellafior di Masi; Pierluigi Delvai di Carano; Silvio Betta di Castello; Aldo Vaia di Daiano, i quali rappresentano le relative compagini sociali della filiale:
Il collegio dei sindaci c composto dal rag. Ernesto Bazzanella, dott. Mauro Gilmozzi, dott. Giorgio Zorzi, che sono succeduti ad un collegio sindacale di durata piu che ventennale composto da Francesco Vaia, Guido Vanzo, Ernesto Vanzetta dopo, il 27 marzo 1939, sorgono divergenze di vedute tra le due F.C. e Cavalese "sic et simpliciter" si riporta la merce alla propria sede.
Si trattava di affittare il locale e di rinnovare il mobilio, spese considerate insopportabili per Cavalese.
Si arriva cose al 15 ottobre e ogni dissapore viene ricomposto su mediazione del comune di Carano e dell'Ente della Cooperazione cli Trento.
Ma l'apertur_a definitiva si effettuerr solo nella primavera 1941, dott. Monti segretario cooperativo di Trento il grande mediatore; affitto del locale, allora sede della proprietaria Cassa Rurale di Carano, per lire 800 annue.
La gestione viene affidata alla signora Anna Delvai in Varesco dal 2 giugno 1941 al 15 dicembre 1972, quindi pensionata con medaglia e cerimonia e applausi !
Superficie del negozio: i 30 mq. iniziali dal 1961 diventano 100 nei nuovi locali, per poi raggiungere gli attuali 150, con self-service ed estensione alla frutta e verdura.
Quota sociale: da lire 50 passn nel 1947 a lire 500.
E i soci? Pochini, all'inizio: il primo fu Giustino Corradini fu Luigi, falegname, accettato dal Consiglio il 6 marzo 1950; il secondo fu Giuseppe Demattio fu Giuseppe, "carradore", accettato il 2 febbraio 1951; poi il maestro Pietro Demattio fu Pietro e Giovanni Braito fu Nicoln, albergatore, con altri dieci nominativi.
Poi su, su fino a 85 soci verso il 1975.
Sento che questa dettagliata esposizione potrr tediare l'uditore, ma lasciatemi giustificarlo con la nota regola che "il futuro c cieco per chi non conosce il suo passato" !
Né posso concludere senza ricordare qui quella figura di galantuomo che ha fondato la prima cooperativa trentina, che c stato il propagatore carismatico, infaticabile e perseverante dell'iniziativa che fu poi il alo conduttore di
tutta la sua vita.

DON LORENZO GHETTI
Il 6 febbraio 1847 a Vigo Lomaso, valle poverissima delle Giudicarie, allora, nacque primo di undici maschi e due femmine.
Popolano di nascita, di mente, di sentimenti, di cuore; povero come la sua gente contadina cui dedicn si pun dire la sua vita. Studin a Trento, curato a Quadra nel Bleggio nel 1878, poi a Terragnolo, quindi a Fiavc dove more il 19 aprile 1898 di carcinoma all'esofago e sepolto a Vigo Lomaso "accompagnato da un corteo funebre lungo piu di tre chilometri.
Visse fra i monti "a 700 metri sul livello del mare" al sicuro da certi miasmi di palude ma dove mi arrivano le corrispondenze epistolari da tutto il mondo": si riferiva alla posta degli emigranti, problema da lui indagato, seguito, assistito con diligenza e amore.
Impegno Politico: fu piu volte eletto rappresentante delle Giudicarite alla Dieta cliv Innsbruck (70.000 voti) e nel 1897 quindi al Consiglio dell'Impero alla capitale austriaca (Reichsraat), ove presenzin per una decina di sedute della durata di due, tre giorni (periodo 11.6.97 - 19.4.98, anno della sua morte).
A Vienna di solito sostava circa due settimane per ogni seduta.
Impegno sociale: nei suoi 5 l anni di vita non c'c stato, pare, un momento di ferie o di relax: fondatore del primo "consorzio di smercio e consumo" a Santa Croce nel Bleggio, che poi ribattezzn con il definitivo ed attuale "Famiglia Cooperativa"; pubblicista, articolista, conferenziere.
Quanta fatica gli costn diffondere il nuovo verbo cooperativo, con i suoi colleghi preti e benpensanti laici; era il don Mentore, il Montanaro, il Curato di campagna, il Rusticus negli articoli che andava pubblicando su Almanacco Agrario, la Voce Cattolica, il Popolo Trentino, la Famiglia Cristiana.
Spigolature: fu un prete "che non aveva tempo di fare peccati" diceva alla zio, prete egli pure; fu a Milano, a Brescia, a Trento, a Innsbruck, a Vienna con viaggi spesso disagevoli (anche a piedi da Bleggio
a Terragnolo), saltando la messa feriale ("missam non legi") perché non gli era possibile osservare l'allora digiuno assoluto imposto dalla mezzanotte fino all'opportunitr di celebrare di buon mattino; ma la saltn anche, "per andare a caccia di cotorni, crocieri o becchincroce" sul monte Costa il 2 e 3 luglio 1873 ed in altre cinque date successive. Era un perdonabile hobby giovanile che gli fa saltare la messa quotidiana come nei viaggi "su per il Brennero" per Innsbruck o per Vienna; ma anche "il piede sinistro snervato a giocare al pallone" gli fa saltare la messa il 14 e 15 maggio 1871.
Mancano dunque al numero registrato di 9.985 messe da lui celebrate in tutta la sua vita e indicate ad una ad una. Pare che il Nostro debba fare i conti con la salute che non deve essere stata delle migliori come dimostra la sua
morte prematura a soli 51 anni.
Una perla: a Vienna, per un riposo sospensivo di quattro giorni , per non fare sedute il venerde ed il sabato, il deputato Guetti va in bestia: sciupare "7.000 fiorini al giorno pel Parlamento sono 28 fiorini al giorno che il deputato consuma senza lavorare"; ma anche dal 27 marzo al 14 maggio 1897 sono fiorini 336.000 "che si spesero dalla cassa comune senza far niente" e rincara il Nostro: "se questi onorevoli non si mettono a trattare questioni piu urgenti, sarebbe meglio che se ne andasSero a casa loro" Caro, ingenuo prete di Bleggio che cosa diresti oggi andando qua e lr nei Parlamenti d'Europa?

CONCLUSIONE
Ma torniamo al nostro primo centenario che celebriamo oggi.
Lo ricordiamo e lo ricorderemo, speriamo, per molti anni, con cammino sicuro e se il passato che fu difficile o facile che dir si voglia, ci ha portato ai cento anni, cin costituisce gir una garanzia futura per affrontare l'ingresso al secondo centenario, con l'aiuto, la fedeltr dei soci, dei clienti, dei dipendenti che ci auguriamo non manchino
mai: le vere forze motrici della macchina futura.
Scomodiamo uno scritto di Leonardo da Vinci per concludere che "chi attende il futuro con continui desideri e sempre in festa, aspetta la nuova primavera e sempre la nuova estate, sempre e nuovi mesi e nuovi anni, parendogli che le desiderate cose, venendo, sieno troppo tarde, ei non s'avvede che desidera la sua disfazione".

E certo questo la Famiglia non lo vuole: camminiamo con giudizio, ma anche con tenacia e con decisione, affrontando con coraggio i nuovi tempi e le sfide che la nostra societr lancia anche al mondo della cooperazione di consumo.

Testo curato dal Cav Aldo Vaia di Daiano, ex - Presidente della Cooperativa

 

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